Dieter Schmid - Utensili professionali

L'utilizzo delle pietre ad acqua giapponesi

pietre ad acqua giapponesi Le pietre ad acqua giapponesi, che siano naturali o sintetiche, sono rinomate per la loro capacità di affilatura rapida. Dato che le fonti di pietre naturali sono sempre più sfruttate, oggi c'è più un interesse crescente per le pietre artificiali. Il legame più lasco tra i grani fa sì che man mano che si usurano vengono rimossi e lasciano il posto a grani nuovi e affilati.

Prima dell'uso mettete la pietra a mollo - normalmente 5 minuti bastano, che possono diventare dieci con pietre molto grossolane. (Importante: non esponete mai petre bagnate a temperature inferiori allo 0°C. Potreberro rompersi). Posate la pietra su una superficie non scivolosa o fissatela tra due pezzi di legno..

Utilizzate possi bilmente l'intera superrficie della pietra per rinviare il più possibile l'inevitabile formazione di un avallamento. La fanghiglia che si forma va sciacquata regolarmente, mentre può rimanere sulla pietra se volete ottenere un affilatura più fine a parità di pietra - come potreste fare con una pietra più fine; questo tipicamente al termine di un processo di affilatura.

Le pietre ad acqua risultano efficaci solo con acqua. Non utilizzate mai olio! Se lo fate la vostra pietra diventerà inutilizzabile!

Selezionate le pietre per lo specifico utilizzo. Serve a poco utilizzare una pietra ultrafine per lavori grossolani. I criteri I criteri che vi consiglamo sono:

1. Per lavori grossolani - prima affilatura con grossi segni o se la lama è molto arrotondata - è consigliabile utilizzare pietre con grana tra 200 e 400;
2. Per i normali lavbori di affilatura la pietra adatta è compresa tra 800 e 1200;
3. per la fase finale dell'afilatura e la lucidatura delle superrfici la grana varia tra 3000 e 8000. Se siete principiante lsaciate perdere la pietra da 8000 - solo utilizzatori esperti sanno cogliere la differenza e riescono ad utilizzarla in modo appropriato.

La pietra deve essere perfettamente piana. Con una pietra consunta e molto scavata non otterrete mai un buon risultato - ameno che non stiate affilando scalpelli curvi. Comunque una pietra incavata è sempre recuperabile, ma deve essere rettificata. Esistono diversi metodi per ottenere questo risultato. Le pietre giapponesi sono rapide e facili da rettificare, perchè sono morbide e il legame tra le particelle è lasco. Perciò questa procedura si rende spesso necessaria.

1. Sfregate due pietre l'una contro l'altra - questo è il metodo più antico e più diffuso, ma non consente di raggiungere una planarità completa.
2. Prendete un blocco di ceramica specifico per questo uso, versateci sopra un po' d'acqua, una cuchio da the di polvere di carburo di silicio e si può cominciare subito a lavorare la pietra con pressione leggera e movimenti circolari. Il bloco di ceramica costa comunque abbastanza caro e in alcuni casi non garantisce una totale planarità.
3. La terza possibilità è utilizzare carta vetrata resistente all'acqua , che si bagna e si fa aderire a un pezzo di vetro o a un altra superrficie piana. Nel caso di pietre notevolmente incavate partite pure con una carta da 80 o da 120, per passare poi a grane più fini. Anche in questo caso potete utilizzare polvere di carburo di silicio e raddoppierete la velocità di lavorazione.
4. I puristi respi ngono entrambe queste modalità argomentando che le particelle dure della carta vetrata e della polvere di carburo di silicio
5. rimangono annidate nella superficie della pietra e nella successiva affilatura aggredisccono il filo del tagliente. E' un argomento da prendere in considerazione, si può però ribattere che nell'ultima fase della rettifica si utilizza carta molto fine, da 600, con una pressione limitata e con un acccurato lavaggio finale.

Lei è qui:   Pagina iniziale   →   Attrezzi da affilatura   →   L'utilizzo delle pietre ad acqua giapponesi